martedì 17 ottobre 2017

Raqqa è stata liberata - Fine del fenomeno ISIS?

Lo troverete scritto dappertutto nel corso delle prossime ore. Repubblica e Corriere nelle versioni online hanno la notizia della caduta dell'ex ormai capitale del Califfato in "prima pagina" (che poi: qual è l'equivalente della prima pagina per la versione online dei quotidiani???).

Ho coperto nel corso dei mesi la questione califfato con una lunga serie di post. Ho sempre sostenuto che essere a conoscenza di cosa accade nel ventre caldo del mondo islamico doveva ed essere una priorità per capire ciò che quel mondo poi esporta sotto forma di atti di terrorismo nelle nostre città.

Ora la capitale del Califfato è caduta in mano al controllo delle forze curde "backate" dagli Stati Uniti e dalla coalizione internazionale (nella quale ci siamo anche noi ma che fondamentalmente è composta perlopiù da artiglieri francesi a cui si sommano un po' di intelligence mondiale e qualche altra sporadica unità proveniente dal nostro continente).

La prima cosa che va detta e sottolineata è che Raqqa è caduta in seguito ad un "evacuation deal" siglato con gli ultimi miliziani rimasti in città. Un accordo dapprima negato dalle forze curde (in maniera anche forte con commenti e dichiarazioni dei vari spokesman) e poi implementato quando ormai era chiaro che circa 300 miliziani potevano essere eliminati fisicamente solo ad un prezzo in vite umane innocenti (human shields=scudi umani) troppo alto ed ingiustificabile agli occhi dell'opinione pubblica.



Immaginate uno stadio, anzi lo stadio delle esecuzioni pubbliche (teste tagliate, leoni del califfato aka bambini sotto i 10 anni di età con in mano una Glock puntata alla nuca dei prigionieri da giustiziare, lapidazioni etc) riempito con qualche migliaio di scudi umani ed un tot di miliziani. La tua fanteria non può nulla. Puoi soltanto bombardarlo e far morire tutti, scudi umani compresi, o proporre un accordo. Accordo che ai francesi pareva non andasse a genio in quanto tra i miliziani che in queste ore stanno lasciando Raqqa pare ci siano anche le menti dei vari attentati condotti sul suolo d'oltralpe negli scorsi anni. Non si sa molto di cosa è successo tra la fase dei musi storti e l'evacuazione di oggi. Probabilmente ai francesi sarà stato detto di non rompere più di tanto i maroni.



Ora: per quale motivo sto scrivendo questo blog che a parte qualche parola in più spesa qua e là nella cronostoria dell'evacuation deal non aggiunge molto altro a ciò che Repubblica e Corriere stanno scrivendo?

Semplice: avete presente la domanda nel titolo di questo post? Mi "arrogo" il diritto di poter rispondere a tale domanda. Come? Con un NO. Secco. Senza tanti giri di parole.

Tralasciando per un momento la questione ideologica legata all'ISIS (si...hai detto niente) ciò che è necessario capire è che esiste ancora una zona tra Siria ed Iraq in mano all'ISIS e nella quale si sono concentrati ormai da tempo tutti i miliziani rimasti in vita.


Il nero che vedete in quest'immagine è il territorio tutt'ora controllato dai miliziani del Califfo (che non abbiamo ancora capito se è in paradiso dalle sue 72 vergini o meno). Ora: tralasciando il nero di destra (zone per desertiche con al massimo 2-3 città un filo più grandicelle ma comunque nulla di non reclamabile con azioni militari non più lunghe di 1 settimana) è sulla zona di sinistra che bisogna spendere 2 parole.

Sulle rive dell'Eufrate l'Isis controlla ancora un buon numero di città nei pressi di quella che è la zona maggiormente ricca di petrolio dell'intera Siria. L'Eufrate stesso funge da barriera naturale che impedisce alle forze siriane backate da Russia Iran ed Hezbollah di ripulire l'area con la stessa facilità con la quale nei mesi scorsi, i siriani sono stati in gradi di ripulire la zona della Siria centrale.

In questa zona lo Stato Islamico è vivo e a quanto pare ancora al top del proprio "splendore". Da una serie di immagini pubblicate su alcuni account twitter si evince come la situazione ad Abu Kamal (città di confine e ultimo vero bastione del califfato) la vita scorre via come se nulla fosse (qui decidete voi da dove a dove ci vogliono le virgolette). Ciò che vi ho appena detto è importante perchè al contrario di quanto visto con Raqqa, Mosul e le altre città sottratte al Califfato nelle quali le strade erano vuote, la gente asserragliata in casa e tutti sembravano attendere l'attimo X nel quale i combattimenti sarebbero iniziati, ad Abu Kamal nulla di tutto ciò si sta verificando nonostante le operazioni siriane e quelle iraqene sono a non più di un centinaio di kilometri di distanza con la possibilità di portarsi ai confini cittadini in non più di 3 giorni.

I bombardamenti sulla città sono blandi e non si hanno notizie di tutte quelle misure attuate dallo stato islamico per rendere la battaglia urbana contro siriani, curdi od iraqeni più cruenta e difficile. Avrete sicuramente visto ad esempio, le immagini dei pozzi di petrolio dati alle fiamme per creare nuvole nere in grado di ostacolare, se non i jet militari (contro i quali queste azioni causano 0 problemi da ormai 20 anni) la fanteria di terra. Bene, laggiù non si hanno notizie di incendi, di teloni in grado di coprire le strade, di tunnel, di trincee urbane e quant'altro.

Direte voi: vabbè ma te liberano Raqqa e pensi a quel buco di culo laggiù?

Datemi retta. Quel buco di culo laggiù sarà molto ma molto più importante rispetto alle battaglie di Mosul e Raqqa perchè è in quel buco di culo che quasi certamente verranno dirottati i guerriglieri evacuati in queste ore. Ed è in quel buco di culo che ci sono tutte le teste al comando del Califfato oltre all'ufficio stampa che, seppur in forma ridotta rispetto al passato, continua a sfornare filmati di propaganda (più brevi e con meno effetti... a segnale del fatto che erano gli altri centri audiovisivi di Raqqa, Mosul, Dabiq etc i maggiori propagatori del verbo di al-Baghdadi).

Capire cosa la coalizione internazionale o la Siria (e quindi la Russia) intenderanno farre con Abu Kamal significa capire se c'è la reale volontà di eradicare dalla terra il Califfato e tutto ciò che esso ha rappresentato o se preferiremo fare altro, scaricandoci l'un con l'altro le colpe sulla mancata mazzata finale data agli omini neri.

Direte voi: ma per quale motivo non dovrebbero riconquistare quel buco di culo dopo aver condotto battaglie da migliaia di morti a Mosul e Raqqa?

Per lo stesso motivo per il quale a Raqqa si è preferito proporre l'evacuation deal piuttosto che bombardare gli ultimi miliziani. Ad Abu Kamal nel caso in cui le cose dovessero mettersi male, sia i curdi che i siriani potrebbero incontrare una sorta di nuovo Vietnam. Un perimetro urbano limitato nel quale vi sono le migliori forze del califfato a quel punto ancora più disperate e vogliose di combinare una carneficina.

E' per questo, che a mio parere, le azioni militari hanno quasi lasciato perdere l'ultimo bastione in mano all'ISIS.

Ho come la sensazione che qualora USA o Russia intervengano inoltre, lo scenario che potrebbe presentarsi potrebbe essere opposto rispetto alle mie stesse convinzioni. Ossia una città vuota con la maggior parte dei miliziani fuggiti tra i civili o "contrabbandati" alle spalle del fronte militare in azioni che l'ISIS ha dimostrato di saper portare a termine nonostante il monitoraggio costante condotto dai droni.

Questo è lo scenario peggiore che possa capitare. L'ISIS potrebbe rispuntare come un fungo in stile Marawi o Qaraytan in cui un tot di cellule dormienti o di evacuati da altri territori in maniera più o meno risaputa, un bel giorno si svegliano e riconquistano territorio.

Ciò di cui in questo momento abbiamo bisogno è uno "sterminio" totale di tutti coloro che hanno abbracciato l'ideologia dello stato islamico e che per esso hanno deciso di combattere. Solo in questo modo, come detto già in passato, saremo in grado di dimostrare che quell'ideologia è inconcludente, perdente e soprattutto destinata ad essere dimenticata dall'immaginario comune.

Per poter rispondere dunque alla domanda del titolo di questo blog bisognerà capire chi e cosa intenderà fare dell'ultimo bastione islamista dell'ei fu Califfato. Solo allora, qualora lo stato islamico dovesse perdere l'ennesima battaglia urbana, potremo dire che si, forse forse, il fenomeno ISIS è davvero giunto alla sua fine.


lunedì 2 ottobre 2017

Odio i tempi di attesa - #sapevatelo

Niente preamboli, argomento del giorno: odio le attese.

Ok forse è il caso di spiegare ed argomentare le cose altrimenti sarebbe bastato un tweet.

Vi è mai capitato di essere al gancio di una questione nella quale tutto dipende da una risposta, da un messaggio, da una mail, che qualcuno dovrebbe inviarvi e che tarda ad arrivare?

Ecco. Io in questo momento (a dire il vero questo momento dura da più di 10 giorni) è così che mi trovo.

Fisso lo schermo del device in attesa che poppi la notifica che sto aspettando. E mentre attendo questa benedetta notifica, demolisco mattone dopo mattona la mia pazienza (!) e tutto ciò che a riguardo ho imparato negli anni.

Già. Perchè sta storia del tilt che interviene e mi rende una persona ridicola per via delle attese e del time to react, sono anni che mi attanaglia.

Anni fa, difronte a problemi o situazioni in cui necessitavo dell'intervento di terze persone, ero solito rompere le palle al prossimo fino a sfinirlo. Fino a che il risultato veniva a casa con me. Spesso non mi fermavo nemmeno difronte al risultato. Spesso spingevo affinchè il risultato coincidesse con il mio risultato atteso. 

Quella che alcuni potrebbero chiamare "determinazione" è semplicemente una faccia della medaglia che se indossi da giovane son solo guai. Perchè è vero che insistere, sfinire il prossimo, trattarlo spesso come una pezza ti aiuterà in quel singolo caso a portare il risultato, ma nel breve e nel lungo periodo sei fottuto. Scordati di poter ribattere quel sentiero. Scordati di poter risolvere la cosa allo stesso modo. E quando viene meno la strada maestra puoi lavorare di fantasia una o due volte. Dopodichè sei fottuto.

Badate bene. Prese una per una le varie situazioni, faccio fatica a trovarne 1 in cui la tempistica attesa fosse già ben oltre i limiti della normale sopportazione. Voi pensate a cosa vi sfilerebbe di bocca un esame verbalizzato dopo DUE ANNI, un rimborso statale arrivato dopo altrettanto tempo, un ufficio che compie lo stesso errore per 6 anni di fila chiedendoti soldi che poi sei costretto a scontare su utenze successive, poker room che impiegano mesi per esprimersi su casi banali etc. 

Una lunga collezione di epidosi in cui se ti scende la catena è perchè te l'hanno voluta far scendere facendo finta che il time to react sia un parametro del quale ce ne si può infischiare senza che nulla cambi.

Quello che nel tempo mi ha portato ad avere pochissima sopportazione nei confronti di questo atteggiamento è il continuo ripresentarsi di situazioni dove il tuo interlocutore agisce con una lentezza disarmante.

Un flusso continuo di episodi a volte portati avanti contemporaneamente che, inevitabilmente, prima o poi ti presenta il conto in termini di energie mentali.

Spesso mi è capitato di tornare a casa la sera e di sentirmi una pezza. Spesso in colpa con me stesso per ciò che ho dovuto dire, fare o scrivere per ottenere il mio risultato "ma se non avessi fatto così sarei ancora lì in attesa di una loro risposta"

E non si vive bene così ragazzuoli. Soprattutto se dentro hai una coscienza che prende nota dei tuoi comportamenti e che giorno per giorno interroghi su cosa si può fare per migliorare se stessi in questo mondo.

Sicchè tutte le volte finisco per chiedermi che bello sarebbe il mondo se ognuno di noi trovasse il modo di occuparsi delle cose con la "paura" dell'orologio che scorre. Come se ci fosse una scadenza ormai prossima da rispettare.

Far le cose, farle bene e farle in breve tempo è il motto di non ricordo quale organizzazione aziendale (sick, sto diventando vecchio... non ricordo più ste cose!!).

Nel 99% dei casi, sia che la cosa riguardi me sia che la cosa riguardi il prossimo, è questa la logica che mi spinge e che mi mette in piedi ogni mattina.

Ma con una frequenza imbarazzante mi imbatto in persone che evidentemente a questa logica non vogliono rispondere. E che sbaglio a giustificare a priori secondo la logica "eh ma magari han mille cose da fare" perchè farlo significherebbe accettare di vivere in un mondo in cui il time to react diventa soggettivo. Mentre tutto ciò di cui avremmo bisogno non è altro che velocità in tutto ciò che coinvolge carne umana. La nostra ma anche quella del prossimo. 

Wrong side of heaven è finita per l'ennesima volta ed ho paura che se la riascolto ancora finirò per tiltare ancor di più rispetto al dovuto. L'ennesima giornata è andata via e la risposta al mio problema non è ancora apparsa tra le notifiche del mio cellulare.

La vita è sick. Perchè prevede i tempi d'attesa ed io non riesco proprio ad attendere...

martedì 12 settembre 2017

Fate beneficenza e ditelo in giro!!!

Dunque: partiamo da un video..


Quello che vedete è Patrice Evra, ex giocatore della Juventus, ora a Marsiglia, che nel suo giorno libero, spende parte della mattinata nel consegnare dei sacchetti della spesa contenenti beni di prima necessità, ai senzatetto di Marsiglia. Il tutto ripreso da una telecamera...

Reazione del web (e vi prego di non credermi ma di aprire la sezione dei commenti delle pagine Fb che hanno condiviso il video): falzo, falzissimo!!!111! La vera beneficenza si fa ma non si dice. Se ti fai riprendere da una telecamera lo fai per un tornaconto personale.

Eccolo l'uomo che non si è evoluto. Eccolo l'individuo, e qui la misantropia schizza verso vette mai toccate, di cui la Terra dovrebbe fare a meno. L'individuo che per il benessere di tutti, dovremmo auspicare che passi a miglior vita nel più breve tempo possibile.

Ok, respiro profondo. Argomentiamo.

La mia tesi è semplicissima: dire pubblicamente che si fa beneficenza o riprendere con una telecamera il gesto è una cosa che dovremmo far tutti. I benefici di agire in questo modo, superano di gran lunga il costo dell'azione stessa. E guardate: non è una questione di equilibrio personale. E' una questione molto più pratica di quanto pensiate. Soprattutto se vi fermate un momento ed iniziate a ragionarci su.

Da qualche anno, ogni Natale, la maggior parte dei regali materiali che faccio, la acquisto dagli shop online di Emergency, Unicef, Medici senza frontiere e via dicendo.

Perchè? Perchè ritengo che il loro contributo all'umanità sia degno del mio supporto. Potessi, farei di più. Ma finchè posso, alla creazione del mare delle risorse necessarie per queste organizzazioni, voglio contribuire anch'io con la mia umile goccia.

Quando lo faccio, pubblico su Fb un post col quale incoraggio i miei amici a fare altrettanto. Faccio insomma pubblicità a queste organizzazioni.

Volete sapere il motivo?

Perchè se ripenso a come sono venuto a conoscenza dei progetti di queste organizzazioni, trovo proprio una telecamera.

E' grazie ad una telecamera accesa nei villaggi della Sierra Leone che ho potuto rendermi conto del male che l'ebola stava facendo in quella zona del mondo. E' grazie ad una telecamera che filmava la distruzione del terremoto che ha colpito Haiti che mi son potuto rendere conto della fame che stavano subendo i bambini dell'isola. Ed è sempre grazie ad una telecamera che ho potuto vedere con i miei occhi in che condizione erano i migranti della tratta dei balcani, non più tardi di 1 anno fa.

Una telecamera, quella che l'omino medio critica, è stato il maggiore strumento di sensibilizzazione della mia coscienza.

Direte voi: ok, ma non è la stessa cosa. Un conto è riprendere la desolazione di una faccenda, un conto è riprendersi mentre si consegnano soldi o aiuti.

No raga. No.

La mia prima reazione al video di Evra è stata cazzo è da un po' che non aiuto il prossimo in qualche modo... sono un po' un coglione. Diamo un occhio agli shop. Magari c'è qualcosa che può servirmi. Magari c'è qualcosa che non so e che potrebbe essere degna dei miei soldi.

Una telecamera che filma un gesto, può sensibilizzare allo stesso modo di una stessa telecamera che riporta la situazione di una tragedia. Un "passaparola" visivo, che se vi fermate un momento, è dello stesso tipo dell'amico o familiare che vi dice, guardando le scene di un terremoto, di aver mandato l'sms-donazione al numero X per contribuire alla ricostruzione.

Comunque voi la guardiate, vi accorgerete che più se ne parla, più fondi finiranno nelle tasche di quelle organizzazioni che aiutano il prossimo, più gente nel mondo starà un po' meglio rispetto a prima.

Sicchè vi prego: la prossima volta che sentirete un vostro amico pronunciare sta merdata di luogo comune di beneficenza fatta in silenzio, se proprio non ve la sentite di parcheggiargli una mano in faccia, con le parole, fategli capire quanto la riservatezza sia dannosa in tema beneficenza, rispetto alla promozione del gesto stesso.


sabato 13 maggio 2017

La fine di un "sogno" chiamato Califfato - ISIS in Siria ed Iraq

Ricordate di cosa si parlava nei talk-show in onda nelle ore successive all'attentato del Bataclan? No? Ve lo ricordo io.

Dobbiamo combattere l'ISIS e porre fine al delirio del Califfato

E giù applausi a scena aperta per l'omino qualunque, che replicante, si lanciava nella frase di moda in quelle ore.

Qualche capomastro di studio intelligente, a quel punto, ribatteva pressapoco così:

Si ma come? Mandiamo lì i nostri soldati?

Queste 2 brevi domande lasciavano interdetto chiunque. Nessuno, politicanti o opinionisti che fossero, voleva dire la propria in maniera netta per paura di essere classificato in un certo modo e mettere a rischio se stesso e la propria reputazione di "opinionista", nel caso in cui la posizione indicata non si fosse rivelata vincente.

Ricordo l'unico intervento utile di quelle ore, andato in onda su Rai 2 nel corso di una puntata di Virus, condotto da Porro e poi chiuso per non si è mai capito bene per quale motivo.

Un ex generale italiano spiegò come al di là delle schermaglie politiche e del finto potere decisionale che i partiti credevano di avere indicando questa o quell'altra strada, all'opera c'erano già chi nella vita si occupa di pianificazione ed esecuzione di interventi militari in territori ostili.

Quel generale, di cui non ricordo il nome ed al quale Porro concesse 3 minuti in totale a star larghi, disse una cosa intelligente, ai limiti dello sconvolgente. Parafrasando i suoi interventi potremmo riassumere il succo con la seguente affermazione:

Guardate siete bellissimi. Bravo tu, bravo tu e bravo anche tu. Il terrorismo però è una cosa seria per cui facciamo che voi vi scannate in tv e noi troviamo il modo per arare il Califfato. Quando abbiamo finito, vi facciamo un fischio.

Dall'attentato del Bataclan è passato circa 1 anno e mezzo. E' giusto chiedersi come stanno le cose.

Per farvela molto molto breve, i territori in mano all'ISIS sono notevolmente diminuti.

Questa era l'estensione del Califfato aggiornata esattamente all'alba del 13 Novembre 2015, giorno in cui la cellula belga affiliata ad Abu Bakr al-Baghdadi, compì la strage del Bataclan.


Questa invece è la situazione attuale.


Al netto di una diversa colorazione di parte dei territori di Siria ed Iraq in mano a forze ribelli siriane (verde chiaro), milizia curda (YPG, YPJ e SDF in giallo) e governo iraqeno (rosso), appare alquanto evidente il ridimensionamento territoriale che l'ISIS ha dovuto subire sia in Iraq che in Siria.

Gran parte del territorio iraqeno è tornato sotto il controllo governativo. L'ISIS controlla soltanto il 10% di Mosul (seconda città iraqena a prevalenza sunnita) e la restante area è composta da un quadrante a Nord mediamente popolato, ed un quadrante Sud pressochè desertico.

Ma è in Siria dove il crollo dell'ISIS risulta più marcato sia quantitativamente che qualitativamente.

L'ISIS ha perso l'accesso ai confini turchi, molto chiacchierati e fonte di dissidi mediatici tra posizione filo-americana e posizione filo-russa. Se, come sostengono i filo-russi ma anche velatamente gli alleati occidentali, Erdogan ha giocato un ruolo importante nell'armamento del califfato, è facile capire come la presenza di una zona cuscinetto in mano ad Assad e ai suoi alleati che separa la frontiera turca ed i territori ad egemonia turcomanna (verdino scuro) dalle prime città ancora sotto il controllo dell'ISIS, abbia letteralmente fatto saltare il banco dell'organizzazione.

La fine del traffico di petrolio, reperti storici e organi in cambio di denaro, armamenti e uomini, hanno lasciato l'organizzazione a corto di pilastri vitali per la gestione e la difesa del territorio.

La "rivoluzione siriana", nessuno sa bene se con un reale dispendio di risorse o attraverso un accordo sottobanco, ha sottratto all'ISIS ulteriori territori nella parte occidentale della Siria, spostando sempre più verso l'Eufrate, l'egemonia "nera".

Inoltre, per quanti di voi non abbiano dimestichezza con la Siria, sappiate che gran parte dei territori che lambiscono il confine di stato con l'Iraq altro non sono che il prosieguo del deserto di cui vi parlavo prima a destra del confine.

L'ISIS dunque, con la perdita di Tabqa e la discesa delle forze curde parcheggiate ormai a 7km dalla "capitale" del califfato Raqqa (ormai delegittimata a favore dell'area e delle città che sorgono ai margini dell'Eufrate ed in prossimità del confine iraqeno) controlla ben pochi territori.

La parte ad est di Palmira e che colora di nero l'area attorno a Deir Ez-Zor rappresenta il prossimo obiettivo militare dell'operazione di riconquista del territorio siriano, lanciata da Assad e supportata da Russia ed Iran (ed in un certo qual modo anche da forze palestinesi). In quell'area infatti ci sono gran parte dei giacimenti petroliferi e di gas naturale di cui la Siria dispone e che, senza tema di smentita, rappresentano al momento la moneta di scambio tra Assad e Putin, il quale mette a disposizione il suo esercito, la sua intelligence ed i suoi jet in cambio di appalti da circa 20 miliardi di dollari gentilmente concessi da Assad stesso.

La situazione territoriale dell'ISIS dunque, è pressochè disastrosa. Raqqa verrà isolata da un'azione di accerchiamento simile a quella portata avanti nell'operazione di re-taking di Mosul, con le forse curde che varcheranno l'Eufrate ad Oriente della città e si ricongiungeranno con le brigate che da Tabqa muoveranno verso l'Eufrate stesso.

In contemporanea, in Iraq, al termine delle operazioni necessarie per liberare Mosul, partiranno con maggiore impulso rispetto ad oggi, le altre 3 operazioni volte a liberare il quadrante a nord-ovest di Mosul contenente Tal-Afar, il "pocket" ad ovest di Kirkuk, e l'area di confine (quella mista abitata mista desertica), che sanciranno definitivamente la fine del califfato in terra iraqena.

E' legittimo dunque credere che al termine di quest'estate l'egemonia territoriale nera si estenderà soltanto sui municipi a sud di Deir Ez-Zor.

In circa 2 anni dagli attentati di Parigi, in un modo o nell'altro, l'Occidente si sarà liberato del "big threat" ISIS, in modi che ad una analisi attenta, hanno coinvolto poco o nulla le varie fazioni politiche sia italiane che europee.

Il fischio promesso da quel generale quella sera da Porro non è ancora stato eseguito, ma mentre politica e politicanti sono ancora lì a capire bene cosa fare, qualcuno il cui approccio grazie a Dio resta puramente pragmatico, ha fatto ciò che c'era da fare per liberare l'Europa e il mondo intero, dal luogo fisico in cui vive e prolifera(va) una delle peggiori ideologie mai partorite dall'homo habilis.

martedì 9 maggio 2017

Billions - Finale seconda stagione - A caldo

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Vedete: in questo momento sono seduto sul letto con il portatile sulle gambe. La giornata è stata quello che è stata ed in questo momento non è il caso di pensarci.

Ho appena finito di vedere la puntata finale della seconda stagione di Billions e se l'adrenalina viaggiasse attraverso apposite vene lungo tutto il mio corpo, scommetterei qualunque cosa su una pressione all'interno di questi canali, ai massimi storici. Guardo le mie mani e le vedo tremare per colpa del sangue che pompa all'interno.

Dunque: sappiate che il mio engage nei confronti di una serie è molto "sentimentale". Se non vedo l'ora di vedere l'episodio successivo è già amore. Se il giorno dopo non ricordo nemmeno di aver visto quella roba lì, è molto probabile che non rivedrò mai più quel titolo. Anzi. Sarà stata come una malattia, che una volta infettato il mio organismo, lo abbandonerà lasciandosi dietro di se degli anticorpi che eviteranno un secondo contagio.

Billions rientra negli amori al primo millisecondo. Magari è colpa mia. Magari sono esattamente l'omino medio che questo genere di serie tv si prefigge di colpire. Soldi che volano come anatre, potere, fascino legato al potere. Insomma robaccia per alcuni. Per me invece è un 170 pulsazioni al minuto con le gambe che continuano a rullare su una cazzo di cyclette perchè di garra in corpo ce n'è ancora.

Che serie. Ci sono pochi cazzi. La continua concentrazione sulle possibili mosse del tuo avversario. Il continuo studio di ciò che potrebbe essere e delle sue implicazioni. Ora avanti uno, ora avanti l'altro. 2 cavalli che vedono il traguardo e usano le loro strategie per cercare di varcare la linea del traguardo davanti al proprio avversario.

La prima stagione la vince Bobby. La seconda la vince Chuck.

E tu resti lì, difronte allo schermo, a porti mille interrogativi. Chi vincerà la bella? Wendy? Cosa accadrà? Quando andrà in onda la terza stagione? Come si prende sonno dopo aver visto uno spettacolo simile?

Tante domande. Nessuna risposta. Oppure si. Voglia di prendere carta e penna e disegnare l'albero delle possibilità. Anzi no. Perchè rovinarsi il viaggio? Perchè auto-spoilerarsi la terza stagione?

Ah fly.

Ok ho finito. Blog inutile questo.

No. Perchè un giorno tornerò a casa ripensando a quanto fatto durante il giorno e rivedrò nelle azioni qualcosa che avrà avuto a che fare con quanto ho visto oggi. Ne sono certo. Ecco: un buon motivo per buttarsi sotto le coperte potrebbe quello di sperare di sognare quel giorno.

Allora chiudiamola così: buonanotte/buon ritorno a casa.

Homecoming. Homecoming. Homecomiiin'


mercoledì 5 aprile 2017

Attacchi chimici in Siria - 2 parole senza complottismo nè macabre video-gallery

Le cose stanno così: nel primo pomeriggio di ieri si diffonde la notizia di un airstrike condotto dalle forze armate siriane o russe, nella periferia di Idlib (una delle più grandi città siriane, in mano alla fazione ribelle/terrorista/whatever). Uno dei tanti direte voi, in uno scenario di guerra. Anzi di polveriera.

No. Perchè pare che l'attacco sia stato condotto con armi chimiche, ossia missili contenenti agenti chimici letali per l'uomo.

Quando la tua Home di Facebook è infestata di immagini del genere e finanche la tua conoscente meno appassionata alle questioni geopolitiche, si preoccupa di lasciare il suo commento a riguardo, significa che qualcosa c'è ed è giusto indagare per capire cosa diavolo è successo.

Dunque...

Aspetta non me lo dire, stai per fare una premessa.

Si. La premessa che sto per fare a sto giro è anche il nocciolo della faccenda, per cui relax. Non vi dovreste sorbire 10+30 righe. Il discorso è unico.

Da "follower" esterno del conflitto siriano mi sono sempre preoccupato di cercare ed affinare le fonti dalle quali informarmi. Quando si vive a n-mila KM di distanza e si segue qualcosa che ha a che fare con la geopolitica, non puoi lasciare che Repubblica.it sia la tua unica fonte di notizie.

Costruire un ventaglio di fonti è la cosa più difficile ma farlo sarà fondamentale per capire i fatti, e soltanto quelli, che accadono volta per volta in un determinato angolo di mondo.

Il punto è che nel conflitto siriano NON esistono fonti "autorevoli" delle quali fidarsi. Non esistono organizzazioni come medici senza frontiere o emergency, in grado di spiegarti che cos'è il fenomeno dell'ebola in Sierra Leone e quali sono gli elementi geo-politici che hanno favorito a livello clinico, il diffondersi dell'epidemia, ad esempio.

Credetemi: anche organizzazioni come Raqqa is bein slaughtered silently, nell'ultimo periodo ha dato totalmente di matto, bagnando quasi ogni singolo post con opinioni.

Seee... ma come fai a dire che ci buttano dentro opinioni?

Non saprei spiegarvelo in maniera precisa. Diciamo che l'uso di particolari parole tende a farmi storcere il naso. Un fatto è un fatto, un numero altrettanto. Quando troppo spesso in quelle che sono flash news, i numeri vengono costantemente sostituiti da "tanto" "poco" "enorme" etc, la mia fiducia nell'oggettività di quella fonte, va a farsi benedire.

In Siria, qualunque sia la vostra fonte, state pur certi che questo tipo di informazioni o lanci d'agenzia, ha sostituito il vecchio e sano modo di fare informazione che si basa sull'assenza di coinvolgimento nella notizia stessa. X morti non sono tanti morti. Sono X morti e io X morti devo riportare. Altrimenti non ha senso. Poi è possibile che la conta sia errata. Ma dare un numero è una cosa. Dire "tanti" è un'altra.

Vabuò ma quindi Cnn, Al Jazeera e tutte le altre millemila testate come fanno a raccontare il conflitto?

Quello che sempre più si sta diffondendo è un metodo di racconto nuovo che si basa sull'ascolto delle 2 campane, qualunque esse siano.

Nel corso di questi mesi ho visto collegarsi via Skype con la CNN personaggi quantomeno dubbi legati all'esercito ribelle, all'esercito di Assad, alle fazioni estremiste nell'area oppure alla riproposizione di immagini prodotte da fazioni ben schierate, spesso schifate fino a qualche secondo prima.

Questo perchè in Siria è quasi impossibile mandare dei reporter che abbiano semaforo verde su qualunque spostamento necessario per effettuare un lavoro giornalistico degno di nota.

Un corrispondente da Damasco ha gli stessi identici problemi che ho io a reperire informazioni su un avvenimento che si verifica alla periferia di Idlib, con il problema aggiunto che entro tot ore deve essere partorito il servizio per il notiziario delle 6 e se altre testate dicono una cosa, non resta altro che genuflettersi al giornalismo "pappagallo" e ripetere con sempre meno dovizia di particolari, quanto viene detto dal collega affianco, collegato con lo studio di canale vattelappesca.

In questo modo ciò che va a farsi fottere è l'obiettività di un racconto.

Ok quindi l'attacco col gas non c'è stato? E le immagini?

Ecco da qui in poi vi prego di non credere che quella che sto per propinarvi è una tesi complottista.

Io, dopo un'attenta lettura delle fonti, non sono pronto a mettere la mano sul fuoco nè sulla tesi dei jet che hanno scaricato missili contenenti agenti chimici, nè sulla tesi che siano stati i ribelli ad inscenare l'attacco, nè che l'esplosione chimica si sia verificata a causa di un "normale" bombardamento di una fabbrica di pesticidi dalla quale sono fuoriusciti i gas in questione.

Semplicemente nessuna di queste tesi è correlata dal giusto corredo di prove imparziali. E guardate: per quanto possa sembrare "macabro" discuterne, non può essere eliminata dal tavolo la tesi che il bambino fotografato e messo in qualunque gallery dei vari media, non sia morto in un precedente bombardamento o non sia morto per effetto di altre cause.

Quello che ho detto è forte. Il mio stomaco si sta contorcendo mentre scrivo. La vita è un bene troppo "sacro" (non in senso religioso, per carità) per essere messo in discussione con questi toni, ma ahimè tocca farlo quando con certezza matematica esiste ed è gravissimo il problema delle fonti di informazione.

Chi cazzo sei, la Svizzera che non si schiera mai?

No. Quello che io mi auguro è un mondo meno dominato dalla pancia ma sempre più dalla ragione. Un mondo che non si schiera nell'immediato ma che si schiera dopo aver collezionato un quanto più ampio range di informazioni.

Guardate: c'è una buonissima probabilità che ad esempio, se vi inducessi ad utilizzare la logica e a dedurne un qualcosa, la storia dell'attacco chimico non è andata nemmeno un po' come Repubblica o il Corriere o il Fatto l'hanno raccontata in queste ore. Non che i fatti non siano avvenuti ma che quasi certamente non siano andati nel modo in cui a 2-3-6-12 ore dall'evento, ce li hanno raccontati senza metterci in guardia che viste le poche informazioni, la ricostruzione non poteva che essere soggetta ad interpretazioni varie.

E sempre utilizzando la logica e la deduzione potrei convincervi che i fatti non siano proprio accaduti, tanto per dire.

Esercitare un dubbio è cosa sacrosanta quando quel dubbio è legittimamente supportato da una serie di fattori come in questo caso la distanza terrena e temporale dall'evento, l'assenza di agenti terzi in grado di testimoniare etc. Ma in una maniera o nell'altra ce ne dimentichiamo.

Nessuno ha più dubbi. Mai. Ogni avvenimento diventa un fatto di orgoglio e di prevalenza di una tesi su un'altra.

E di mezzo ci vanno i bambini morti ieri ai quali non saremo in grado di raccontare oggettivamente quale fu la mano che interruppe i loro sogni e perchè.